Simest Fianziameti PMI esportatrici

In manovra proroga di 3 anni. Per investimenti in R&S credito d’imposta dal 12 al 20% e tetto da 3 a 5 milioni. Più incentivi sulle spese per It ma non sui macchinari. In forse la cedibilità alle banche.

l nuovo pacchetto degli incentivi fiscali «4.0» è pronto. Il ministero dello Sviluppo economico ha definito la sua piattaforma in vista della legge di bilancio: conferma del meccanismo dei crediti di imposta (non si torna dunque all’iperammortamento e al superammortamento), proroga triennale, aumento di alcune aliquote e di alcuni tetti di spesa. Un’operazione che, se sarà confermata nei suoi dettagli dal ministero dell’Economia con il quale andrà avanti il confronto nei prossimi giorni, vale tra 27 e 30 miliardi di euro che in termini di copertura statale sarebbero diluiti nei cinque anni in cui si può usufruire dei crediti di imposta.

Il piano, nato come Industria 4.0 poi diventato Transizione 4.0 e ora pronto a essere ribattezzato forse 4.0 Plus, dovrebbe uscirne rafforzato solo in alcuni dei suoi tasselli. Ci si concentrerà soprattutto su ricerca, sviluppo e innovazione, beni immateriali (i software) e formazione. Non sui beni strumentali materiali. Lo schema attuale, al netto di possibili limature, prevede che il credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo passi dal 12 al 20% con un tetto che sale da 3 a 5 milioni. Quello per progetti di innovazione finalizzati alla transizione ecologica e alla trasformazione digitale 4.0 sarà incrementato dal 10 al 15% con limite massimo innalzato da 1,5 a 2 milioni. Rimarrebbero inalterati il tax credit per l’innovazione finalizzata ad altri obiettivi e quello per il design (entrambi al 6%).

Non si prevedono modifiche nemmeno per il credito di imposta per i beni strumentali legati alla digitalizzazione (l’ex iperammortamento) che il Mise ritiene già sufficientemente robusto. Mentre si punterà a premiare di più gli investimenti in beni immateriali come i software oggi incentivati al 15% se collegati alla trasformazione 4.0. Questa aliquota potrebbe passare al 20% ma contemporaneamente si intende agevolare in misura maggiore anche i software non legati necessariamente al 4.0 ma funzionali alla digitalizzazione di base in settori diversi dalla manifattura, come il commercio e in generale i servizi: per questi acquisti, che oggi rientrano nel tax credit dei beni strumentali tradizionali pari al 6%, potrebbe scattare una maggiorazione all’8 o al 10%. Un capitolo a parte riguarda le competenze. Anche il credito di imposta per le spese in formazione 4.0, che va dal 30 al 50% in base alle dimensioni di impresa, sarà confermato su base triennale.

Le aliquote non dovrebbero cambiare ma saranno ammesse anche le spese dirette, incluse quelle dell’imprenditore, mentre oggi il beneficio si applica limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione dei lavoratori. Nel pacchetto, anche un rafforzamento degli Its (Istituti tecnici superiori) con borse di studio per favorire l’inserimento di lavoratori formati negli istituti, decontribuzione al 50% del costo a carico di chi li assume e incremento delle risorse per i laboratori. Un ulteriore intervento riguarderà il rifinanziamento dei Competence center e dei Digital innovation hub e, tassello ancora da definire, la possibile creazione di cinque nuove centri di innovazione su intelligenza artificiale, quantum computing, biomedicale, tecnologie verdi, idrogeno. La parte più dirompente del piano del ministro Patuanelli in realtà sembra essere un’altra ma si tratta anche di quella più complessa da portare al traguardo e sulla quale ci sono ancora dubbi del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle entrate. Il Mise punta a estendere ai crediti di impostac per l’acquisto di beni strumentali (non a quelli per la ricerca e sviluppo) il meccanismo di cedibilità del credito alle banche che oggi sta determinando il successo del superbonus del 110% nell’edilizia. Operazione alla quale a via Molise vorrebbero affiancare anche l’accorciamento dei tempi di fruizione del credito dagli attuali 5 anni a un solo anno o almeno 2 o 3 anni.

Un progetto oneroso, che concentrerebbe in un arco temporale più stretto anche l’impegno finanziario dello Stato. Attualmente ogni anno di incentivi, usufruiti fiscalmente dalle imprese come crediti di imposta in cinque annualità, vale 7 miliardi. Se passeranno tutte le maggiorazioni studiate dal Mise si salirà a 9-1 O miliardi, considerando che stavolta la proroga sarà triennale si arriva dunque a un costo totale di 27-30 miliardi. Un impegno molto elevato, anche se si lavora per un meccanismo che consenta di anticipare già in legge di bilancio almeno parte delle risorse del Recovery Plan. Per contenere l’impatto sui saldi di finanza pubblica in manovra, un’opzione potrebbe essere l’introduzione di un décalage per partire con la maggiorazione piena delle aliquote nel 2021 e poi scendere gradualmente nei due anni successivi. Con la legge di bilancio dell’anno prossimo si potrebbe poi recuperare tutto l’incremento.

SIMEST Finanziamenti agevolati per il miglioramento e la salvaguardia della solidità patrimoniale delle PMI esportatrici

Area Geografica:

Italia
Scadenza:

BANDO APERTO

Beneficiari:

PMI costituite in forma di società di capitali e che abbiano realizzato un fatturato export medio nell’ ultimo triennio di almeno il 20%, al fine di accrescerne la competitività sui mercati esteri.

Settore:

tutti

Agevolazione:

finanziamento agevolato + contributo a fondo perduto, erogati direttamente dalla SIMEST, nel limite globale del 40% del patrimonio netto, con un max. di Euro 800.000, di cui cofinanziamento a fondo perduto fino ad un massimo del 50%.

Livello di solidità patrimoniale (rapporto tra patrimonio netto e immobilizzi totali nette):

l’accesso al finanziamento è ammesso in funzione del Livello di solidità patrimoniale: non vi è un limite minimo; il limite massimo è di 2,0 per le imprese industriali e 4,0 per le imprese commerciali.

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