Piano sull’intelligenza artificiale: in arrivo facilitatori per le Pmi

Per le imprese «facilitatori» radicati sui territori, oltre a «strumenti di corporate venture capital», supporto in termini di private equity o voucher da spendere per l’innovazione. È stata pubblicata ieri online la «Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026», messa a punto dal comitato di 14 esperti guidato da Gianluigi Greco e nominato alla fine di ottobre dal sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti. La tempistica non è causale: il documento arriva a pochi giorni dalla pubblicazione dell’AI Act sulla Gazzetta Ufficiale Ue e dall’avvio delle audizioni in commissione al Senato del disegno di legge governativo sull’intelligenza artificiale, che stanzia un miliardo di euro. «Il testo – spiega Butti – «sta già supportando l’attività del Governo nella definizione di una normativa nazionale e delle politiche sull’IA e dimostra la nostra determinazione nel guidare lo sviluppo di questa tecnologia in modo efficace e sicuro».

Come anticipato sul Sole 24 Ore del 13 marzo, la Strategia si articola in quattro macroaree – ricerca, Pubblica amministrazione, imprese e formazione – e 24 azioni. Con una Fondazione ad hoc chiamata ad attuarle e il sogno di una via nazionale all’IA e della neutralità tecnologica di software e piattaforme. La Fondazione, sotto il diretto controllo della presidenza del Consiglio, avrà innanzitutto il compito di gestire e mantenere un registro di dataset e modelli delle soluzioni di IA, costruiti «secondo principi di trasparenza e fairness», «eticamente affidabili by design» e «riusabili per accelerare le soluzioni delle aziende italiane». Il repository sarà una delle due gambe delle infrastrutture «abilitanti»: l’altra sarà l’ampliamento della rete con lo sviluppo di «reti intelligenti», specialmente nelle aree ad alta densità di traffico.

L’obiettivo di velocizzare il salto delle aziende verso l’IA permea le 38 pagine del documento. Perché va colmato in fretta lo squilibrio di partenza tra un sistema della ricerca dinamico (con oltre 160 curricula universitari incardinati in 53 atenei che già erogano insegnamenti collegati all’IA, un dottorato nazionale articolato in cinque dottorati federati che raggruppano 61 università ed enti di ricerca e 3.261 pubblicazioni che ci collocano al settimo posto nel mondo, sebbene molto distanti da Cina, India e Stati Uniti) e un tessuto produttivo più in ritardo. Il testo ricorda che nel 2022 soltanto il 15% delle Pmi aveva avviato un progetto pilota di IA, che i brevetti sono circa 600 e le start up fondate a partire dal 2017 poco più di 350, «dato che ci colloca fanalino di coda in Europa». Ma l’intelligenza artificiale generativa «potrebbe portare ad aumentare il Pil italiano fino al 18,2% annuo».

Ecco, allora, il cuore della Strategia: intercettare i bisogni delle imprese e potenziare le opportunità di crescita degli abilitatori dei processi di innovazione, cioè di tutte le imprese che hanno una specifica vocazione Ict e delle start up che realizzano sistemi di intelligenza artificiale. Qui entrano in gioco i «facilitatori» che, controllati dalla Fondazione, erogheranno servizi basati sull’IA, potranno certificare le competenze digitali e favoriranno sinergie tra grandi aziende e Pmi per promuovere il trasferimento tecnologico.

Oltre al fondo a sostegno di specifici progetti, per le imprese si prevedono «laboratori tematici in IA applicata» che coinvolgano un’impresa e uno o più atenei o centri di ricerca pubblici e «centri/istituti tematici in IA applicata» che raggruppino invece più aziende dello stesso settore sempre nella logica di collaborazione con enti di ricerca pubblici. Quanto alle start up, si caldeggiano gli spin-off universitari, le partnership pubblico-privato, «facilitando azioni di capitalizzazione», e «progetti mirati all’implementazione di sandboxes», ossia le sperimentazioni in deroga regolamentare previste dall’AI Act europeo.

«La Strategia inquadra l’intelligenza artificiale come un concreto motore di sviluppo per il nostro Paese – spiega Greco – promuovendo lo sviluppo e l’adozione di soluzioni trasparenti e affidabili, in sintonia con i nostri valori». Direttamente collegate sono le azioni raccomandate su formazione (tirocini e internship, didattica diffusa sull’IA nei corsi di laurea, sostegno nel tempo ai cinque dottorati, oltre i primi tre cicli, con cofinanziamento di un minimo di 40 borse l’anno per ciascuno, programmi di upskilling e reskilling, corsi negli Its), Pa (con linee guida coerenti con il piano Agid per promuovere l’IA, orientare acquisti e gare e realizzare applicazioni) e ricerca. Con lo sviluppo di Llm e Lmm italiani, supervisionato da un comitato etico, e un programma «grand challenge» di ricerca fondazionale e blue-sky per l’IA di prossima generazione. Sono infine previsti un sistema di monitoraggio e un’Agenzia di vigilanza italiana. Chiamata a un compito titanico: semplificare il quadro regolatorio, scongiurando il rischio di over regulation che si annida nella sovrapposizione e nella moltiplicazione di autorità e competenze.

Fonte: Il Sole24Ore 24 luglio 2024